4,9
BASATO SU 1067 RECENSIONI VERIFICATE Il nuovo listino Rolex di giugno 2026 non va letto come un semplice aumento generale dei prezzi. È piuttosto una correzione selettiva, concentrata dove il peso del metallo prezioso è più rilevante. Le referenze in acciaio restano stabili. Quelle in platino e titanio, almeno nelle configurazioni comuni confrontate, non mostrano variazioni. Le versioni Rolesor salgono leggermente, mentre l’oro riceve l’adeguamento più evidente, spesso vicino al 5%.
In un momento in cui il mercato dell’orologeria vive una fase più razionale rispetto agli anni dell’euforia post-pandemica, Rolex sembra voler mantenere stabile il prezzo dei modelli più trasversali, intervenendo invece sulle referenze dove l’aumento dei costi dei materiali è più facilmente giustificabile. A distanza di pochi mesi dal listino di gennaio, Rolex aggiorna i prezzi italiani con il nuovo listino. Il quadro che emerge dal confronto con il listino di Gennaio 2026 è piuttosto chiaro: non si tratta di un aumento generalizzato su tutta la collezione, ma di un intervento selettivo che colpisce soprattutto le referenze in oro e, in misura più contenuta, quelle Rolesor. Restano invece sostanzialmente invariati molti modelli in acciaio Oystersteel, così come le referenze in platino e titanio.

Il dato più interessante è proprio questo: Rolex sembra aver scelto una strategia molto chirurgica, lasciando invariati i prezzi delle referenze più “core” in acciaio e aggiornando invece le configurazioni più sensibili al valore dei metalli preziosi. Una decisione coerente con il contesto del mercato, dove il prezzo dell’oro continua a incidere in modo significativo sui listini dei brand di alta orologeria.
Dal confronto delle referenze comuni tra i due listini, emerge un incremento medio intorno al 2,5%, ma il numero va letto con attenzione. La media è infatti influenzata dal grande numero di modelli rimasti invariati, soprattutto in acciaio. Se si guarda alle sole referenze in oro, l’aumento medio si avvicina invece al 5%, mentre per le versioni Rolesor l’incremento è generalmente più contenuto, spesso intorno al 2%.

La famiglia Submariner è uno degli esempi più chiari. Le versioni in acciaio rimangono invariate: il Submariner 41 mm senza data resta a 9.950 euro, mentre il Submariner Date in acciaio resta a 11.200 euro nella versione con lunetta nera e a 11.750 euro nella versione con lunetta verde. Diverso il discorso per le versioni in oro giallo. Il Submariner Date in oro giallo passa da 48.000 euro a 50.300 euro, con un aumento di 2.300 euro, pari a circa il 4,8%.

Anche il GMT-Master II segue la stessa logica. Le referenze in acciaio, come il GMT-Master II BLNR e il GRNR, restano ferme: 11.650 euro con bracciale Oyster e 11.900 euro con bracciale Jubilee. Anche il VTNR rimane invariato, a 12.150 euro con Oyster e 12.400 euro con Jubilee. Le versioni Rolesor e oro, invece, aumentano. Il GMT-Master II GRNR Rolesor passa da 19.750 euro a 20.150 euro, con un incremento di 400 euro. La versione in oro giallo sale invece da 47.900 euro a 50.200 euro, con un aumento di 2.300 euro. Anche qui la distinzione è netta: le referenze sportive in acciaio non vengono toccate, mentre quelle con presenza significativa di oro ricevono un adeguamento.
Il Cosmograph Daytona conferma ulteriormente questa dinamica. Le referenze in acciaio con lunetta Cerachrom restano a 16.650 euro, sia nella configurazione con quadrante bianco sia in quella con quadrante nero. Le versioni in oro, invece, salgono in modo deciso. Il Daytona in oro giallo su Oysterflex passa da 40.100 euro a 42.200 euro, con un incremento di 2.100 euro, pari a circa il 5,2%. La versione in oro giallo con bracciale Oyster passa invece da 52.000 euro a 54.600 euro, con un aumento di 2.600 euro. È una delle famiglie in cui l’aumento risulta più leggibile: Rolex protegge il prezzo d’ingresso del Daytona in acciaio, ma aggiorna in modo significativo le configurazioni in metallo prezioso.

Il Day-Date, per sua natura, è uno dei modelli più coinvolti dall’aggiornamento. Trattandosi di una collezione interamente legata ai metalli preziosi, gli aumenti sono diffusi e visibili. Il Day-Date 40 mm in oro giallo passa da 47.400 euro a 49.800 euro nelle configurazioni base, con un aumento di 2.400 euro. Il Day-Date 40 mm in oro bianco passa invece da 51.100 euro a 53.600 euro, con un incremento di 2.500 euro.
Nel caso del Day-Date, l’adeguamento appare quasi strutturale: non riguarda una singola referenza o un singolo quadrante, ma l’intera logica di prezzo della collezione in oro.

La famiglia Datejust offre invece una fotografia più mista. Le versioni in acciaio rimangono invariate, sia nel 36 mm sia nel 41 mm. Il Datejust 36 mm in acciaio resta a 8.050 euro con bracciale Oyster e a 8.300 euro con bracciale Jubilee. Il Datejust 41 mm in acciaio resta a 8.800 euro con Oyster e a 9.050 euro con Jubilee. Le versioni Rolesor, invece, registrano aumenti moderati. Un Datejust 36 mm Rolesor giallo passa, ad esempio, da 14.550 euro a 15.000 euro con bracciale Oyster, mentre il Datejust 41 mm Rolesor Everose passa da 16.900 euro a 17.250 euro.
Il Datejust conferma quindi la linea generale: nessun ritocco sulle versioni in acciaio, piccoli adeguamenti sulle referenze bicolore.

Un altro aspetto rilevante riguarda le collezioni più accessibili o più tecniche in acciaio. Oyster Perpetual, Explorer, Explorer II, Submariner in acciaio, GMT-Master II in acciaio e Daytona in acciaio rimangono invariati. È una scelta significativa, perché questi modelli rappresentano una parte importante dell’immaginario Rolex contemporaneo. Sono anche gli orologi più osservati dal pubblico e dal mercato secondario. Il fatto che Rolex abbia deciso di non intervenire su queste referenze suggerisce una certa prudenza: aumentare i prezzi dei modelli in acciaio avrebbe avuto un impatto comunicativo molto più forte.





